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Privacy by default

Privacy by default

Privacy by default e GDPR

Il precedente articolo si intitolava “Privacy by design e GDPR“. Adesso parleremo del tema previsto dall’art. 25, par. 2 del GDPR: la privacy by default.

Nell’articolo intitolato “Accountability, la novità più grande del GDPR“, abbiamo detto che privacy by default significa che proteggere i dati debba essere la regola predefinita. Infatti in italiano questa tipologia di privacy viene tradotta con: protezione dei dati per impostazione predefinita. Quindi, devono essere raccolti solo quei dati personali necessari per la specifica finalità. Ciò in conformità a quanto stabilito dal principio di minimizzazione

Raffronto tra privacy by design e privacy by default

Grazie alla privacy by design:

  1. si consente ai consumatori di avere una totale consapevolezza di come i loro dati siano tutelati;
  2. i consumatori possono facilmente gestire i propri dati.

Quindi, in quest’epoca di innovazione tecnologica, attuare bene la privacy by design permette alle aziende di avere un vantaggio competitivo rispetto ai propri competitor. Difatti, i consumatori si sentiranno maggiormente tutelati da una privacy by design attuata bene.

Grazie alla privacy by default:

Il titolare del trattamento deve adottare tutte quelle misure tecniche e organizzative che garantiscano che i dati siano trattati per impostazione predefinita. Ciò in modo che siano rispettati contemporaneamente e parallelamente i principi di necessità e di finalità del trattamento. Tutti i dati registrati in banche dati sono della natura e delle specie più diverse. Probabilmente tutti questi dati sono trattati, registrati e conservati per finalità diverse. Privacy by default significa che tutti questi dati dovranno essere trattati a seconda delle diverse finalità di trattamento, nel rispetto del principio di necessità. Anche qui, questo obbligo vale per una serie di elementi:

  • la quantità di dati raccolti;
  • la portata del trattamento;
  • il periodo di conservazione;
  • l’accessibilità.

Il GDPR stabilisce poi che: “per impostazione predefinita non possono essere resi accessibili dati personali a un numero indefinito di persone fisiche senza l’intervento di una persona fisica”. Quindi in questo caso sono vietati gli automatismi.

Cosa accomuna il principio di privacy by design con il principio di privacy by default?

In comune queste due tipologie di privacy, hanno la possibilità di poter utilizzare le certificazioni previste dall’art. 42 del GDPR, come elemento per dimostrare di essere conformi ai requisiti previsti dal Regolamento. Tuttavia, la certificazione non riduce la responsabilità del titolare o del responsabile. Infatti rimangono in piedi i poteri di vigilanza dell’autorità di controllo, ossia del Garante.

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Il titolare del trattamento nel GDPR

Il titolare del trattamento nel GDPR

Il titolare del trattamento nel GDPR

Chi è il titolare del trattamento dei dati personali?

Il titolare del trattamento è definito dal GDPR all’art. 4, par. 7:

la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali…

Quando titolare del trattamento è una persona giuridica

Dire che titolare del trattamento può essere anche una persona giuridica, pone un problema. Ossia: l’individuazione del soggetto che è preposto a prendere le decisioni e che dovrà assumersi le conseguenze di queste decisioni. A tal riguardo, il riferimento va alla figura del legale rappresentante.

Titolare e finalità del trattamento

Dalla definizione del GDPR vediamo che il titolare è colui che determina, oltre che i mezzi, anche le finalità del trattamento. A tal riguardo, è necessario che il titolare tratti dati che siano:

  • adeguati;
  • pertinenti;
  • limitati.

Ma adeguati, pertinenti e limitati a cosa? A quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati. Ciò in linea col principio di accountability e col principio di minimizzazione dei dati.

Cosa significa principio di minimizzazione dei dati?

Significa evitare di usare quei dati dell’interessato che non sono assolutamente indispensabili rispetto al trattamento da effettuare. Quindi per rispettare questo principio, è necessario fare una valutazione a priori. Tale valutazione dovrà portare il titolare del trattamento a farsi una domanda. Cioè: rispetto al trattamento che devo fare, a che cosa mi serve questo dato? Quanto mi serve? Perché mi serve?

Titolare del trattamento e accountability

Tra questi due termini vi è una strettissima correlazione.Così come tra titolare e i principi di privacy by design e privacy by default. Tutti argomenti che abbiamo trattato in precedenti articoli:

  1. Accountability. La novità più grande del GDPR;
  2. Privacy by design e GDPR;
  3. Privacy by default.

Ma veniamo al legame tra titolare e accountability (principio di responsabilizzazione).

Il principio di accountability, attribuisce direttamente ai titolari del trattamento il compito di assicurare, ed essere in grado di comprovare, il rispetto dei principi applicabili al trattamento dei dati personali (art. 5, par. 1). Il rispetto di questo principio è verificabile da parte del titolare utilizzando la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali di cui abbiamo parlato in due precedenti articoli:

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Titolare del trattamento e adempimenti

Titolare del trattamento e adempimenti

Titolare del trattamento e adempimenti

In un precedente articolo abbiamo già visto la figura del titolare del trattamento. Ora vedremo quali adempimenti devono da lui essere soddisfatti.

Gli adempimenti del titolare del trattamento

Quali sono gli adempimenti richiesti al titolare?

  1. Registri delle attività di trattamento (art. 30 GDPR): questi sono dei validi strumenti che possono essere usati in sede di ispezione. Cioè per valutare se il titolare nel porre in essere un trattamento ha agito responsabilmente e rispettando i principi posti a tutela dei dati dell’interessato dal GDPR.
  2. Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e consultazione preventiva (artt. 35-36 GDPR): attraverso questa valutazione si valuta se un determinato trattamento che si vuole porre in essere possa costituire un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato. Quindi quello che viene valutato è la pericolosità di un determinato trattamento. Il WP 29 ha fornito 9 criteri, e nel caso in cui se ne realizzano 2 è necessario effettuare la valutazione d’impatto. Come possiamo notare quello che vuole essere realizzato è il principio di accountability.
  3. Responsabile della protezione dei dati (DPO) (artt. 37-39 GDPR): il titolare deve verificare i casi nei quali è obbligatoria la designazione di un DPO (data protection officer). A tal riguardo esistono delle linee guida che disciplinano quest’obbligo.
  4. Sicurezza dei dati personali (artt. 32-34 GDPR): è indispensabile garantire quelle che il Codice Privacy definisce “misure minime di sicurezza”. Il GDPR non riprende questa espressione. Tuttavia da un punto di vista contenutistico (che la dicitura sia o no presente nel Regolamento) è indispensabile che almeno le misure minime siano garantite. Ad esempio a tal riguardo si parla di obbligo di comunicazione del data breach. Le misure minime sono quindi un parametro di riferimento dal quale bisogna partire, per cercare di accrescere sempre la sicurezza dei dati dell’interessato. Ciò anche in un’ottica di adeguatezza alle disposizioni previste dal GDPR.

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